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venerdì 14 giugno 2013

ma siamo sicuri che il sole faccia male all'artrite?

Sono reduce dai dieci giorni più rilassanti degli ultimi mesi in cui, in buona sostanza, non ho fatto altro che dormire, mangiare e prendere il sole.
Durante questo periodo di ferie ho avuto modo di riscontrare quello che avevo scritto qualche tempo fa, ed ossia che le vacanze fanno SICURAMENTE bene a chi, come me, è affetto da AR. In questi giorni non ho avuto nè dolori, nè gonfiori, nè rigidità mattutine, insomma, una favola! D'altra parte avevo già scritto che una certa correlazione tra benessere mentale e patologie è stata, in effetti, verificata, ed io ne sono un classico esempio.
Ciò che, invece, mi preoccupava era la questione "esposizione al sole". Devo, infatti premettere che io, al mare, sono una vera e propria lucertola: starei tutto il giorno al sole, sebbene, sia chiaro, sempre ben protetta da un filtro solare minimo SPF 30 (non voglio mica diventare una tartaruga da vecchia!).

 
Le mie paranoie derivavano dal fatto che, da qualche parte, ho letto che il sole e, più in generale, il calore, possono favorire l'incremento delle infiammazioni tipiche dell'artrite, per cui ero davvero dubbiosa sul da farsi: d'altra parte la prospettiva di un'estate sotto l'ombrellone mi avviliva non poco.


Ad esempio, sul sito www.beneventoreumatologia.it ho letto che "Sarebbe meglio evitare, quindi, sia i passaggi bruschi da un clima secco a uno umido sia l’esposizione diretta al sole e ad altre fonti di calore, che potrebbe aggravare l’infiammazione delle articolazioni e facilitare la comparsa di reazioni cutanee causate da farmaci."


E ancora, su un altro sito http://www.cpaonline.it/web/generale/index.php?id=114: "Una cosa fondamentale, di cui quasi mai si parla, è il divieto assoluto di prendere il sole, in quanto si attiverebbero gli anticorpi, principali protagonisti negativi della patologia".

Ovviamente, ostinata come sono, ho deciso di far di testa mia e mi sono comportata come se nulla fosse, accettando il rischio di un peggioramento della mia AR...per mia fortuna non solo non ho notato infiammazioni e riacutizzazioni ma, come ho detto, ho trascorso i giorni più "felici", reumaticamente parlando, degli ultimi mesi.
Sia chiaro, non voglio dire che stare sotto il sole cocente possa far bene ma, per quanto mi riguarda, sicuramente non mi ha danneggiato. Sarà stata fortuna (ogni tanto ci vuole eh!) oppure sono solo gli altri che fanno terrorismo psicologico? Insomma, siamo proprio sicuri che stare al sole faccia male all'artrite?


giovedì 2 maggio 2013

AR... eppur mi son scordata di te...

Di ritorno da una settimana di ferie, stamattina mi sono accorta di essermi dimenticata di avere l'artrite mentre ero in vacanza.
Sembra una frase ad effetto, eppure è andata proprio così!
Chiaramente ho preso i farmaci come di consueto, ma ormai quello è un gesto automatico (semmai un giorno dovessi smettere di prendere medicine dovrei forse dovrei assumere dei placebo per non interrompere il mio rituale mattutino del caffè-brioche-pillole), però, per la prima volta dopo mesi, nei miei pensieri mai una volta è entrata l'AR.
La cosa mi fa riflettere perchè, in fondo, non mi trovavo mica in un paradiso tropicale, nè stavo soggiornando in qualche lussuosa dimora, tale da farmi perdere il senso della realtà, bensì ero nella mia ben più modesta casa al mare, nella località dove trascorro i miei fine settimana estivi fin da quando ero bambina. 



 Eppur mi son scordata di lei...

Mi chiedo, dunque, sono i farmaci che "improvvisamente", complice la salsedine e l'aria di mare hanno iniziato a fare effetto, oppure è tutta una questione di testa?
Insomma, quanto incide il fattore psicologico del decorso delle nostre patologie?

Riflettendo sulla cosa mi sono, infatti, ricordata che l'ultima volta che sono stata così bene, con infiammazioni e dolori quotidiani, è stato a febbraio scorso durante un weekend in montagna. In quei tre giorni, nonostante avessi appena interrotto il MTX e stessi già ricominciando a sentire gonfiori e acciacchi vari, avevo preso una vera pausa dall'AR, salvo poi "riprenderla" al rientro a casa.
Magari si tratta di una fortunata coincidenza, ma vuoi vedere -mi chiedo- che quando sono in vacanza il mio cervello "spegne" tutti i pensieri negativi, compresa l'artrite? 
La conferma l'avrò a breve, qualora dovessero tornare i dolori.
Nelle prossime settimane, dovendo smaltire le ferie dell'anno passato, ho, infatti, già in programma di trascorrere qualche altro giorno fuori città, e allora vedrò se, effettivamente, anche l'AR ne approfitterà per andare "in vacanza".

Cercando qua e là sul web ho, inoltre, trovato (su www.salutare.info) un interessante articolo sulla psoriasi, che come sapete è una patologia autoimmune come lo è la mia, nel quale si evidenzia come il decorso della malattia migliori, effettivamente, durante le ferie balneari. 
Secondo questo articolo, infatti, "il miglioramento o la cronicizzazione della patologia sono fortemente influenzati dalla sfera psico-affettiva del paziente (stress). Con l’arrivo dell’estate essa tende al miglioramento grazie all’effetto cheratoregolatore del sole e dell’acqua di mare e all’importante quota di benessere psicofisico apportata da una serena vacanza estiva".

Certo, che le vacanze facciano stare bene non è una novità, ma, ora, sapere che dopo qualche giorno di break posso mandare anche un pò in letargo anche l'AR dona sicuramente un valore aggiunto alle mie (già amate) ferie!




mercoledì 10 aprile 2013

Un tuono a ciel sereno e la sindrome delle statuine segnatempo



Ok, la mia artrite è veramente subdola... o forse ieri ho cantato vittoria troppo presto, annunciando la scomparsa di dolori, perchè verso sera, mentre preparavo la borsa di tennis in vista dell’allenamento del martedì, ho iniziato a sentire qualcosa di tristemente familiare: le mani hanno iniziato a gonfiarsi, ginocchia e caviglie si sono fatte, improvvisamente, più “pesanti”… insomma, la cara AR ha deciso di rovinarmi la serata!


A malincuore ho rinunciato all’allenamento e, ancora avvilita da questi improvvisi e immotivati acciacchi, mi sono rassegnata ad una lunga permanenza sul divano, maledicendomi per aver millantato, la mattina stessa, un ritrovato benessere.
Ho deciso, dunque, di dedicarmi alla visione delle mie serie tv preferite e, per qualche ora, assorta e accoccolata com’ero sul sofà, mi sono quasi dimenticata del ritorno dei miei doloretti…. sennonché, ad un certo punto, un tuono ha improvvisamente rimbombato fuori dalla finestra, e dopo pochi attimi, la pioggia ha iniziato a scrosciare a cascata…
Insomma, quel tuono a ciel sereno mi ha dato la conferma di qualcosa che già sospettavo da tempo, ossia che anche io, come ogni reumatico doc, soffro della sindrome metereopatica, da me rinominata: la sindrome delle statuine segnatempo.


Vi ricordate quelle statuine, tanto in voga negli anni 80 (per restare in tema), che cambiavano colore a seconda dell’umidità nell’aria? Mi sono sempre chiesta, in effetti, come “funzionassero” ed oggi, finalmente, ho trovato risposta, leggendo un articolo su http://www.manuelmarangoni.it:

Il cambio di colore lo dobbiamo a due elementi che rivestono le statuine: il gel di silice e il cloruro di cobalto. Il gel di silice è un forte disidratante, tanto che si rivela un ottimo alleato per combattere l’umidità ed è presente nei deumidificatori che usiamo normalmente in casa. La sua forza sta nella capacità di assorbire una quantità di acqua pari al 40% del suo peso.

Il cloruro di cobalto ha invece la proprietà di cambiare di colore, passando dal blu al rosa con l’aumentare dell’umidità.

La combinazione dei due porta al cambiamento di colore.

Quando l’umidità è scarsa (diciamo, in modo improprio, bel tempo) la statuetta mantiene il colore blu tipico del cloruro di cobalto di base (detto anidro). Con l’aumentare dell’umidità, il gel di silice assorbe l’acqua e “la passa” al cloruro di cobalto, che grazie alla sua proprietà diventa di colore rosa (esaidro).”


Ora, se siete affetti da una patologica reumatica, non vi servirà ricoprirvi di silice e cobalto per percepire l’incremento di umidità nell’aria, perché questo “optional” è già incluso con l’acquisto del pacchetto “AR”.

Se non fosse che ad ogni cambio climatico patisco le pene dell’inferno, la cosa, di per sé, mi farebbe quasi sorridere. Infatti, ho sempre pensato che questa storia del “sentire il maltempo nelle ossa” fosse una leggenda metropolitana che i miei nonni mi rifilavano per impressionarmi, un po’ come quella dell’uomo nero che mi sarebbe venuto a prendere se non mi fossi comportata bene o del collegio in svizzera dove sarei finita se avessi preso pessimi voti a scuola.

Poi, da adolescente, il mio fidanzatino storico (oggi uno stimato medico che ringrazio per essermi stato vicino in questi mesi) si è rotto una gamba, e da quel momento anche lui, come i miei nonni, ha collegato i suoi improvvisi dolori ad ogni cambio del tempo.  Non ricordo, francamente, di aver dato troppo peso alla cosa, anzi, forse probabilmente devo averlo anche preso in giro per questa sua nuova dote di preveggenza, motivo per cui, oggi, faccio pubblica ammenda  e mi rimangio ogni eventuale tono canzonatorio.


Ho, dunque, deciso di documentarmi meglio sul fenomeno, ed ho scoperto che esiste uno studio dell’ "Instituto Reumatológico Strusberg" di Cordoba, in Argentina, che ha dimostrato l’influenza del cambiamento di tempo (in particolare associato ad una perturbazione atmosferica in arrivo) proprio su ossa, articolazioni, muscoli, nervi e tendini.

Per un anno i ricercatori argentini hanno seguito circa 100 pazienti affetti da osteo-artrite, artrite reumatoide e fibromialgia, confrontando le loro reazioni alle variazioni di temperatura, umidità e pressione con quelle di persone sane.


Lo studio ha potuto confermare l’esistenza di un rapporto fra tempo e dolori reumatici: in particolare,  mentre l’altalena climatica non sembra aver influito sui soggetti sani, l’effetto meteo è stato riscontrato dai pazienti reumatici, con alcune differenze a seconda della patologia e della sensibilità individuale al clima.

E’ stato registrato, ad esempio, che la fibromialgia è correlata con bassa temperatura e alta pressione atmosferica, l’artrite reumatoide con bassa temperatura, alta pressione ed elevata umidità, mentre l’osteoartrite è influenzata da freddo e umidità.

(se volete approfondire questi sono gli estremi della ricerca: “Effect of weather on pain in Rheumatic patients”, The Journal of Rheumatology 2002; 29:335-8. http://www.jrheum.org/content/29/2/335.short )

In conclusione, la sindrome metereopatica esiste, e potrò, quindi, dire anche io ai miei futuri figli e nipoti di “sentire il maltempo nelle ossa”!

(ma, sia chiaro, mi rifiuto di credere all’esistenza dell’uomo nero… a meno che, ovviamente, in Argentina non abbiano appurato anche quella…)