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lunedì 30 maggio 2016

Alla ricerca del secondogenito...

...a distanza di quasi tre anni dal mio ultimo post ho deciso di riprendere il blog, che tutto sommato mi ha portato fortuna per la precedente gravidanza.
Sono infatti alla ricerca del secondo figlio e questa volta è ancora più difficile della precedente!
Come da manuale ho sospeso tutti i farmaci potenzialmente dannosi in gravidanza e, cosa assolutamente prevedibile, l'artrite malefica è tornata più furiosa e crudele che mai.
Dopo anni dall'ultima volta che avevo visto una scatola di Deltacortene, ho dunque ahimè ricominciato a imbottirmi di cortisone, per riuscire ad andare avanti con la routine quotidiana...la grande differenza con la ricerca del figlio #1 è che ora non posso più permettermi il lusso di far riposare le articolazioni gonfie e dolenti, avendo un adorabile ma pestifero maschietto di due anni di cui occuparmi, oltre chiaramente al lavoro a tempo pieno, casa, marito e cane.
Insomma, io però voglio provarci.
So che è un azzardo e so che  l'AR continuerà nella sua scalata, la speranza è che figlio #2 arrivi prima di lei, consentendomi quel tanto di remissione che basta per farmi gestire le fatidiche 40 settimane.
Insomma, inauguro così il mio secondo capitolo del diario di un'aspirante mamma-BIS reumatica... sperando che l'esito sia lieto come la prima volta!

giovedì 19 settembre 2013

La mia nuova avventura...

...è iniziata da 13 settimane. E' stata una sorpresa, lo ammetto. Nemmeno nelle mie più rosee aspettative avrei mai pensato che la cicogna sarebbe passata al mio domicilio così velocemente! Forse c'è davvero una legge della compensazione in base alla quale chi ha passato un anno come il mio non poteva avere ANCHE il pensiero del concepimento... comunque sia, la sorpresa è arrivata, e con essa tutto un nuovo bagaglio di ansie e preoccupazioni che non avrei mai pensato di avere.



Le prime settimane sono trascorse tra nausee (devastanti) e stanchezza cronica, nonché con l'AR che non mi ha lasciato in pace un secondo.
Purtroppo, infatti, ancora sogno il momento dell'agognata remissione! 
L'articolazione colpita in questi mesi, fortunatamente, è stata solo la caviglia, ma vi garantisco che su quella povera giuntura l'artrite non si è risparmiata e, come immaginate, non ho grandi armi a mia disposizione, tranne una buona dose di pazienza, tanto ghiaccio, impacchi di argilla e saltuarie tachipirine.

Parlando, infatti, di farmaci e gravidanza, sto continuando con il Plaquenil e con 5 mg di deltacortene al giorno, che, diciamo, è la mia dose di mantenimento se voglio alzarmi dal letto la mattina. In caso di infiammazioni, oltre ai rimedi delle "nonna" che vi ho descritto, posso ricorrere a max 2 compresse di tachipirina 1000 al giorno. Devo ammettere che cerco in tutti i modi di evitare, se non quando il dolore diventa davvero insopportabile, ma anche il ginecologo mi ha rassicurato sul limitato utilizzo del paracetamolo. 

Insomma, se già un'aspirante mamma deve combattere con le normali ansie da gravidanza, un'aspirante mamma reumatica ha anche il pensiero costante dell'AR che imperversa subdola! Cerco di non farmi mai abbattere, e anche nelle giornate più nere, in cui la caviglia gonfia e dolorante impone quale unico rimedio il riposo forzato, penso a ciò che più conta in questo momento, ossia al fatto di restare ottimista per il nascituro. 



La cosa positiva, se così si può dire, nell'essere un'aspirante AR mamma, è la predisposizione naturale alle centinaia di analisi a cui si viene sottoposta durante la gravidanza. In fondo, per chi, come me, durante il MTX ha dovuto controllare i valori ogni due settimane, è diventato facile destreggiarsi tra laboratori di analisi, esami urine, valori di emocromo e via dicendo. 
Vedo le altre mamme alle prime armi aggirarsi spaesate nelle sale di attesa dei laboratori, mentre io, spavalda, ormai saluto tutti per nome.

Altro piccolo "vantaggio" è che, all'ospedale dove sono seguita, ho trovato ben due ostetriche affette da AR che, non appena hanno preso in mano la mia tessera sanitaria ora corredata da ben due esenzioni (artrite e gravidanza), mi hanno accolto sotto la loro ala protettrice...e vi assicuro che, quando tutte le amiche ti fanno terrorismo psicologico sull'acidità e indisponenza delle operatrici sanitarie, avere questi piccoli benefit è cosa non da poco.



Insomma, mi rendo conto che, nel rapporto "costi-benefici", l'artrite rimane sempre una croce da dover portare, ma bisogna sempre trovare il lato positivo delle cose, soprattutto in un momento speciale come questo!


martedì 18 giugno 2013

reumatici fai da te? ahi ahi ahi!

Forte di questo recente ritrovato benessere (durante le vacanze ho giocato praticamente ogni giorno a tennis senza patire nemmeno un dolore), mi sono detta "perché non proviamo a eliminare il cortisone"?
Premesso che, in questo periodo, la mia terapia consiste in Plaquenil, Folina e 5 mg di Deltacortene al giorno, la curiosità di vedere se potevo riuscire a stare senza l'amato/odiato corti è stata davvero troppo forte...
Ecco vi ricordate la pubblicità dei turisti fai da te...AHI AHI AHI? Esattamente quello che ho detto dopo un paio di giorni dalla sciagurata decisione!
Il secondo giorno dall'interruzione del cortisone, alzandomi dal letto, appena ho poggiato i piedi a terra, ho visto le stelle, i pianeti ed i loro satelliti! Caviglie bloccate, piedi gonfi, ginocchia doloranti, polsi ko, dita super rigide: insomma, un disastro!


Mi sono chiesta: ma è davvero possibile che una dose, dopotutto, così modesta di deltacortene impedisca al mio corpo di fare questa impietosa fine? 
Non vi dico quanto mi sono avvilita, ho passato la giornata immobilizzata sul divano a piangere e a farmi coccolare dal maritino (questo è stato il lato piacevole) e, chiaramente, ho ripreso subito il farmaco, ricominciando con 10 mg al giorno (5 al mattino, 5 la sera) che via via cercherò di scalare di nuovo nelle prossime settimane.

La cosa positiva è che, in fondo, per stare bene mi basta una piccola quantità di corti, che spero non mi dia, sul lungo periodo, troppi effetti collaterali. Ma davvero dipenderò a vita da questa pillolina o prima o poi il farmaco di fondo farà il suo sporco lavoro? Ormai sono 3 mesi che prendo Plaquenil e devo dire che, finora, ha davvero fatto miracoli.
Quattro mesi fa, interrotto il temibile methotrexate, avevo bisogno di 25 mg di deltacortene e di qualche antidolorifico extra per condurre una vita più o meno normale. Ora, in effetti, ne prendo solo 1/5, e (fino a 4 giorni fa) stavo strabene. 

Insomma, guardiamo sempre il bicchiere mezzo pieno: come scrivevo l'altro giorno ad Elena, molti ginecologi fanno assumere 5 mg di deltacortene alle aspiranti mamme per prevenire aborti spontanei, soprattutto in presenza di anticorpi antifosfolipidi (e come ben sapete chi ha una patologia autoimmune può avere qualche anticorpo in più che impazzisce)... quindi magari non solo mi servirà per "sopravvivere", ma aiuterà anche il mio progetto cicognoso, che a brevissimo avrà FINALMENTE inizio!


giovedì 23 maggio 2013

la mia artrite è un verme solitario

Forse sarò impazzita, ma mi sto convincendo che la mia AR stia vivendo di vita propria come un parassita...tipo un verme solitario.

Quando ero piccola mi colpì molto la leggenda metropolitana che riguardava la celebre Maria Callas, sempre in sovrappeso finchè, nel 1954, in pochissimi mesi riuscì a dimagrire di oltre 30 chili, assumendo quella figura longilinea e quell’aria sofferente che la contraddinstinsero.
Di questo dimagrimento così rapido e repentino si è data una versione molto romanzata, che lei tuttavia non si preoccupò mai di rettificare, sostenendo che avesse ingerito volontariamente una tenia, parassita intestinale comunemente noto come “verme Solitario” assumendolo dentro una coppa di champagne.


 

 




La Callas 
prima e dopo









Le tenie sono vermi privi di apparato digerente, che si nutrono attaccandosi alla mucosa intestinale dell'ospite.In genere non è mortale, ma causa una grave debilitazione dell'organismo che non riesce ad assimilare le sostanze nutritive, dal momento che la Tenia si "appropria"della maggior parte del cibo ingerito. 

Ecco, la mia Artrite vive più o meno così. Ormai da un anno se ne sta attaccata alle mie articolazioni e lentamente se ne sta appropriando. 
Ma la cosa più folle è che, proprio quando pensi di averla debellata, lei ti dimostra di essere ancora viva e vegeta, e di non aver alcuna intenzione di andarsene in pensione.

L'altro giorno, forte di un periodo di relativo benessere, ho (solo) pensato di iniziare ad eliminare il cortisone. 
Ormai da qualche settimana assumo solo 5 mg di deltacortene e devo dire che i dolori, a due mesi e mezzo dall'inizio del Plaquenil, si sono davvero attenuati.
Come dicevo, stavo considerando l'idea di interrompere il cortisone. Sono andata a dormire, come ogni sera negli ultimi giorni, serena e senza acciacchi.

Indovinate? Il mattino dopo, mano destra chiusa a pugno e ginocchio sinistro gonfio... la sadica AR ha percepito che mi stavo adagiando a troppo benessere ed ha voluto farmi "un salutino".
Fortunatamente, il giorno seguente i dolori sono spariti ed io mi sono svegliata nuova come prima... insomma, forse non morirò di AR, ma sicuramente prima o poi finirò al manicomio....

Scherzi a parte, c'è davvero da diventare matta....come posso andare a dormire in un modo e svegliarmi come se notte tempo un tram mi abbia investito? Come potrò pianificare la mia eventuale vita da mamma se non saprò nemmeno come mi alzerò dal letto l'indomani?




 

giovedì 18 aprile 2013

Cinquanta sfumature di cortisone



Sono quasi giunta al giro di boa dei 2 mesi da quando ho interrotto il methotrexate ed il bilancio, tutto sommato, per ora è positivo. Nonostante l’utilizzo dei guanti a compressione durante la notte abbia ridotto il gonfiore mattutino, continuo, comunque, a combattere con i dolori e le rigidità alle dita delle mani, il che mi impedisce di scalare ed eliminare l’amato/odiato cortisone.

Come i protagonisti del romanzo hot (che francamente ho trovato noioso e melenso), anche io ho un rapporto controverso…. con il Deltacortene! Vorrei emanciparmi da “lui”, però non ce la faccio: so che mi potrà portare tanti effetti indesiderati, ma allo stesso tempo i benefici che mi dà sono di gran lunga superiori!

Scherzi a parte, il problema è reale, anche se, devo ammettere, per il momento sto tollerando bene il cortisone, tant’è che, se non fosse per il pericolo di effetti collaterali a lungo termine, continuerei tranquillamente a prenderlo senza troppi pensieri!

Infatti, da quello che mi hanno detto i medici e da ciò che ho letto su bugiardini e web, i cortisonici possono portare effetti indesiderati sia a breve che a lungo termine.

Gli effetti a breve termine più comuni sono: ritenzione idrica, iperglicemia, gonfiore e aumento di peso (soprattutto sul viso con il rischio di trovarsi la faccia”a luna”). 


Insomma, tutte cose molto poco piacevoli per una giovane di 30 anni che già deve lottare con le proprie articolazioni!
Per fortuna - o forse è meglio dire che è grazie ad alcuni sacrifici- nonostante l’utilizzo prolungato di cortisone, sono riuscita a non prendere nemmeno un etto rispetto ad un anno fa. Anzi, ad essere sinceri, ho perso anche parecchio peso.

Penso sia l’effetto positivo dell’aver eliminato alcool e cibo spazzatura, iniziato bere tantissima acqua al giorno e, soprattutto, nonostante l’AR, riesco ancora fare sport almeno 2 volte la settimana.

Mi rendo conto di essere fortunata, la mia odiata artrite è stata, infatti, “domata” in tempo e non mi ha impedito –per ora- di condurre una vita normale, sport incluso.

Quando ho raccontato alla direttrice del Tennis Club di essere affetta da AR mi ha, infatti, preso per pazza, e se non fosse proprio per l’aspetto delle mie dita, si potrebbe pensare davvero ad un bluff.

Ora, so anche che lo sport che pratico non è proprio il più indicato per chi ha la mia patologia, ed infatti nei periodi in cui ho dovuto rinunciare alla racchetta, mi sono dedicata al nuoto, per tenere articolazioni e muscolatura in allenamento. Però, mentre a tennis potrei giocare per ore, il tempo trascorso a fare vasche in piscina non passa davvero mai!

Quello che, in realtà, mi spaventa davvero è il rischio di effetti collaterali a lungo termine.

In particolare, sono due le cose che mi terrorizzano di più: la prima è data dagli eventuali problemi di pressione oculare, che possono essere determinati dal cortisone in alcuni soggetti detti "responders".

In poche parole, questo effetto collaterale è correlato ad una predisposizione soggettiva, che fortunatamente, dalle visite oculistiche fatte finora, non dovrei avere.

Quindi –con i dovuti scongiuri- un pensiero in meno.

Il secondo effetto che temo ancora è, invece, l’osteoporosi da cortisone. Il  cortisone, infatti, può determinare sia la riduzione della massa ossea, sia l’alterazione del tessuto scheletrico, con il rischio di fratture spontanee o da traumi minimi. In questi casi, le notizie che ho raccolto sul web parlano di un aumento del rischio di frattura già significativo dopo solo 3 mesi di terapia, ma che poi va a ridursi alla sua sospensione. Di conseguenza, il medico mi ha prescritto una serie di esami per verificare la densità e la qualità delle mie (povere) ossa, sperando che non ci siano già alterazioni (ahimè l’esame mi è stato fissato appena a luglio)!

Se, dunque, da un lato mi rendo conto che senza la mia “dose” quotidiana di cortisone non potrei fare tutta una serie di attività (probabilmente non riuscirei nemmeno ad alzarmi dal letto), dall’altro lato gli effetti negativi di questo farmaco mi spaventano non poco. In passato  ho pure provato a sostituire il Deltacortene con la fitoterapia (Ribes Nero e Pinus), ma, in tutta franchezza, non ho avuto alcun risultato..

Un conoscente mi ha poi consigliato di provare con l’agopuntura, che nel mio caso potrebbe aiutare a ridurre i dolori. Sto seriamente pensando di fare un tentativo, anche se, prima di tutto, devo rimuovere dalla mia mente l’immagine di me stessa in versione puntaspilli!



Insomma, sono a metà della prima fase (la disintossicazione dal MTX) del mio progetto cicogna e, per il momento, non mi resta che sperare che il farmaco di fondo (Plaquenil) inizi a fare pieno effetto (è appena trascorso il primo mese da quanto ho iniziato questa terapia), in modo da poter abbandonare il prima possibile mr. Cortisone e le cinquanta sfumature di effetti collaterali delle quali, onestamente, farei volentieri a meno!

lunedì 15 aprile 2013

Il mio pugno di ferro in un guanto di velluto...



Oggi voglio scrivere di un fortunato acquisto che, negli ultimi giorni, ha reso decisamente più dolci i miei  risvegli: si tratta di un semplicissimo paio di guanti!

Tutto ha avuto origine qualche settimana fa, quando una cara amica di famiglia - che, da qualche anno, è stata colpita da un’artrosi molto acuta alle dita delle mani - mi ha confidato di utilizzare, a casa e durante il sonno, un paio di guanti creati ad hoc per chi ha problemi articolari di natura reumatica, e di averne tratto un gran giovamento.
Curiosona come sono, ho subito voluto sperimentare in prima persona il prodotto. Purtroppo, però, pare che questi guanti  non siano commercializzati in Italia, quindi ho dovuto attendere la prima occasione utile per farmeli comprare negli Stati Uniti.

Si chiamano “IMAK® Arthritis Gloves” e sul sito internet dell’azienda produttrice (http://www.imakproducts.com/product.php?s=12) vengono descritti come un prodotto “progettato per aiutare ad alleviare i dolori e le rigidità associati all'artrite alle mani.

 

Pare, infatti , che i guanti siano stati disegnati e progettati da un chirurgo ortopedico e che abbiano ottenuto un riconoscimento dalla “Arthritis Foundation” statunitense.

Premesso che, a prima vista, sembrano dei comunissimi e banalissimi guanti di cotone con le punta delle dita “tagliate”, il loro “funzionamento” è del tutto simile a quello delle calze a compressione graduata. 

I guanti, infatti, attuano una lieve compressione che, aiutando ad aumentare la circolazione, riduce il dolore e sgonfia le mani.




Questa la teoria, ora vi racconto la mia esperienza pratica.
Me li hanno portati venerdì sera alcuni amici che lavorano in USA. Ho chiesto di prendermi una taglia media (sul sito c’è una guida alle taglie, bisogna solo fare attenzione alla conversione metrica da inches a cm). 

Come vedete, sono di colore grigio melange, il che è positivo! 
 
Partiamo infatti da un presupposto: uno dei tanti aspetti negativi nell’avere una patologia reumatica a 30 anni è che ogni supporto medico sembra evocare ambienti ospedalieri e ti fa sembrare come se fossi già entrata nella terza età. 

Ora, passi pure il fatto di avere l’artrite, ma andare in giro con quelle orribili fasciature color carne è un vero e proprio suicidio sociale!

Insomma, solo perché uno ha un problema medico non vuol dire che deve sembrare per forza come se fosse malato, no?

Beata l’ora, dunque, che qualcuno abbia progettato un supporto che non mi faccia sembrare come se stessi andando all'INPS a ritirare la pensione (il che, di per sé, mi andrebbe anche bene, considerato che, come i miei coetanei, forse non percepirò nemmeno una pensione…). 

Vogliamo poi mettere il fatto che la punta delle dita tagliata mi consente di smanettare sullo smartphone senza dover togliere i guanti ogni due minuti?

Promosso, dunque, a pieni voti il design, anche per quel look Madonna/Cindy Lauper anni 80 che ha sempre il suo perché, li ho voluti testare subito, indossandoli la notte di venerdì. 
La sensazione immediata è stata quella di un lieve sollievo, come quando si immergono le mani nell’acqua fresca.


Ma la cosa sorprendente è stato il risveglio dell’indomani!

Come ho già scritto, da circa un mese mi sveglio con le dita gonfie, calde, arrossate e rigide: certi giorni ho la mano chiusa a pugno e faccio fatica a stenderne il palmo…un vero patimento che, poi, per fortuna, nel corso della giornata si attenua.

Sabato mattina, per magia, il pugno di ferro non c’era più! Tolti i guanti al risveglio, le dita erano sgonfie, elastiche, decisamente più leggere! 
Sia chiaro, non sto gridando al miracolo: le mani sono ancora ben lontane dall’essere come qualche mese fa, però vi assicuro che il gonfiore si è certamente dimezzato!

In questi due giorni li ho praticamente indossati in ogni momento libero, e, udite udite, ieri sera sono riuscita a indossare la fede dopo parecchie settimane! 

Visto che, però sono scettica di natura, prima di attribuire ogni potere salvifico ai guanti magici, ho pensato che potesse essere merito del clima secco e soleggiato o dell’efficacia del farmaco…dopo due sere consecutive, la notte scorsa ho, dunque, deciso di non indossarli per vedere l’effetto al risveglio di questa mattina.  
Indovinate? Il pugno di ferro è –ahimè- decisamente tornato! 


In conclusione, dopo tre giorni di test penso di aver già sviluppato una dipendenza dai miei nuovi guanti magici, tant’è che spero che li producano anche in altri colori, con paillettes e altre vezzosità, in modo da poterli usare praticamente in ogni occasione, come una vera lady di altri tempi! 


La notizia positiva è che non serve avere la famiglia o gli amici negli Stati Uniti per poterli avere, perché ho scoperto che si possono acquistare anche online su Ebay (http://www.ebay.it/sch/i.html?_from=R40&_nkw=Imak+arthritis+Gloves&LH_PrefLoc=2) : infatti ne ho già comprato subito un altro paio!

giovedì 11 aprile 2013

Quello che l’artrite mi ha tolto (ma c’è anche qualcosa che mi sta dando)...



Anche stamattina, ahimè, mi sono svegliata con le mani effetto “omino michelin”.
Ormai è da un mese che, giorno più- giorno meno, passo le prime ore del mattino con questa fastidiosa sensazione di dita gonfie, rigide, rosse e calde, ma la cosa che mi urta di più, paradossalmente, non è il dolore fisico, bensì lo sguardo incuriosito e malizioso di certe colleghe, che continuano a fissare le mie povere mani, chiedendomi come mai non porti più la fede.



Sul lavoro non tutti sanno ciò che mi sta capitando. Svolgo la mia attività in una grande azienda, di conseguenza ci si conosce più o meno tutti di vista ma in maniera molto superficiale.
All’interno del mio ufficio ho, però, la fortuna di lavorare in un team molto affiatato e, soprattutto, sono l’unica donna in un gruppo di uomini che, in quanto tali (uomini), non sono acuti osservatori e non hanno mai fatto troppo caso ai miei acciacchi. Da quando ho “conosciuto” l’artrite, circa un anno fa, i giorni in cui mi sono assentata per malattia si contano sulle dita di una mano (gonfia ahimè), di conseguenza la mia patologia non mi ha tolto nulla sotto il profilo lavorativo.
Se dovessi trarre un bilancio di questi ultimi 12 mesi, tuttavia, ci sono tante cose che l’artrite mi ha tolto, anche se, spero, non definitivamente. Non voglio, però, che questo blog diventi un’occasione per piangersi addosso, quindi mi occuperò delle “limitazioni sostenibili”, che magari possano strappare un sorriso (nonostante tutto):

- gli anelli: l’ho già scritto e probabilmente diventerò noiosa nel ripeterlo, ma sono davvero dispiaciuta per le mie mani. Ho sempre portato i “miei” anelli: il solitario di fidanzamento, la fede –ovviamente-, una fedina a riviera per l’anniversario e un anello d’argento preso in viaggio di nozze. Sono gioielli molto semplici, che non danno nell’occhio, ma non sono mai uscita di casa senza indossarli, per cui capirete quanto la cosa mi faccia avvilire. Lo so, gli anelli si possono allargare, ma continuo a coltivare la speranza che le dita tornino come prima, o che almeno scompaia il gonfiore, per cui ora sono custoditi nel portagioie, in attesa.
Ormai il concetto chiave di questo periodo sta diventando l’attesa: ho atteso che la terapia facesse effetto, ho atteso che il reumatologo desse l’ok a interrompere il Methotrexate, sto attendendo che passino questi mesi di disintossicazione dal farmaco e -nel contempo- che inizi a “funzionare” il nuovo medicinale (Plaquenil)… insomma, considerato che l’unica attesa alla quale aspiro è quella cosiddetta “dolce”, direi che i miei nervi stanno facendo un buon allenamento.


- enogastronomia: anche qui posso dire che mi sto preparando in vista di un’eventuale gravidanza. Da quando ho iniziato il MTX ho, infatti, eliminato l’alcool dalla mia “dieta”. Ora, non che io fossi un’alcolizzata, ma non mi sono mai tirata indietro davanti ad un aperitivo e, come ogni abitante del nord est che si rispetti, amo il buon vino.
Va premesso un fatto: l’alcool non è incompatibile, in assoluto, con la terapia, ma, a titolo precauzionale, ho voluto evitare di correre il rischio di intossicare ulteriormente il fegato e, così, mi sono autocensurata. Anche qui, come nel caso degli anelli, so che si tratta di piccole cose, ma in questi mesi mi è capitato più volte di guardare con invidia boccali di birra ghiacciata davanti ad una grigliata di carne o profumatissimi calici di sauvignon davanti ad un freschissimo branzino. So che un bicchiere è tranquillamente consentito, ma mi conosco: un bicchiere, talvolta, può essere una sofferenza quando ne desideri un secondo.
La cosa positiva? Sono di colpo diventata l’amica più popolare della comitiva, perché sono sempre disponibile a guidare qualora gli amici abbiano alzato troppo il gomito!
Anche sul cibo, poi, mi sono dovuta limitare: ormai è da un anno che, seppur in maniera discontinua, assumo cortisone e vivo nel terrore di gonfiarmi come una palla. Insomma: artritica, con i capelli rovinati, le mani gonfie… ci manca pure la cellulite! Ogni giorno trangugio almeno 2 litri d’acqua, in metà dei quali aggiungo uno strano intruglio che ha creato la mia farmacista, composto da: betulla, tarassaco, pilosella, carciofo e altre schifezze amare. Dice che dovrebbe aiutarmi a smaltire la ritenzione idrica, di sicuro mi fa fare tanta (ma tanta, tanta, tanta) “plin pin”, quindi penso funzioni, e lo consiglio a tutte.

Ho cercato anche di seguire una dieta disinfiammante apposita per l’artrite, se vi interessa potete cercarla su google come “McDougall Program”. Sono rimasta davvero affascinata da questi racconti di pazienti che hanno tenuto a bada l’artrite con l’alimentazione, e per qualche giorno ci ho provato anche io. Poi ho capito che non potevo flagellarmi così anche su questo, e mi sono andata a mangiare una pizza.
Secondo il dott. McDougall un’alimentazione priva di cereali, latticini e proteine di origine animale dovrebbe eliminare l’AR: di conseguenza gli unici alimenti consentiti sarebbero frutta e verdura, preferibilmente consumati a crudo.
Dopo 3 giorni in cui mi sono alimentata come una capretta ho capito che il vero problema sarebbe stato non l’artrite, bensì sopravvivere a questa dieta. Avete presente quella pubblicità in cui una ragazza non ci vede più dalla fame? Ecco, moltiplicatela al quadrato e avrete un’idea di come stavo con quell’alimentazione: in un continuo buco nero.
Stimo davvero chi ce l’ha fatta, ma, per quanto mi riguarda, cerco solo di stare attenta alle proteine animali e ai prodotti da forno e di mangiare più verdura. Di più, davvero, non posso fare.
Per quanto possa apparire assurdo, in quest’anno l’artrite mi ha dato anche qualcosa.
Scriveva Oscar Wild nel “De Profundis” “Suffering- curious as it may sound to you- is the means by which we exist, because it is the only means by which we become conscious of existing” (La sofferenza - per quanto ti possa apparire strano - è il nostro modo di esistere, perché è l'unico modo a nostra disposizione per diventare consapevoli della vita).
Un anno fa, prima di fare conoscenza con la patologia, ero una persona decisamente diversa.
Abituata, infatti, ad ottenere qualsiasi cosa volessi, mi sono trovata a confrontarmi con qualcosa che non ho potuto controllare e, sotto molti punti di vista, il mio carattere ne è uscito migliorato. Come ho scritto, ho imparato a diventare paziente, a non poter avere tutto e subito. Ho imparato, poi, a chiedere aiuto, anche se ancora faccio difficoltà a delegare.
Ma soprattutto ho capito di avere accanto tante persone speciali e, nel contempo, ho scoperto (e poi “eliminato”) chi mi frequentava solo per interesse. Come si suol dire: grazie all’artrite ho “tagliato i rami secchi”.
E, credetemi, questa è stata indubbiamente la migliore terapia.